PROGETTO FINANZIATO DALLA REGIONE EMILIA ROMAGNA (2024)
Dal 1949, la KNU (Unione Nazionale Karen, movimento che rappresenta il popolo Karen), si batte contro il governo birmano per garantire la sopravvivenza ed ottenere il fondamentale diritto all’autodeterminazione della propria gente.
I Karen, gruppo etnico che conta circa sei milioni di persone, avrebbero dovuto ottenere l’autonomia secondo gli accordi firmati subito dopo la fine della II guerra mondiale dal governo centrale, allora rappresentato dal Generale Aung San.
L’uccisione di Aung San per opera di militari golpisti impedì alle diverse etnie che compongono il mosaico birmano di ottenere una qualche forma di autonomia. Da qui la guerra tra i movimenti di guerriglia nell’est del paese e l’esercito di Rangoon.
Oggi la Birmania, ribattezzata Myanmar, è retta da una giunta militare pesantemente coinvolta nel business del narcotraffico. I generali al potere reggono il paese grazie al decisivo sostegno che ottengono dalla Cina (anche in sede ONU quando si discute della questione dei diritti umani in Myanmar), e basano buona parte del bilancio statale sugli accordi milionari ottenuti da multinazionali occidentali, soprattutto del settore energetico, provenienti da paesi di democrazia liberista (clamorosi alcuni anni fa i casi della francese Total e della statunitense Unocal, oggi assorbita dalla Chevron).
All’interno, il Myanmar nega i diritti politici alla dissidenza: è nota la vicenda del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi (figlia del Gen. Aung San) che vinse le elezioni del 1989 ma fu per questo messa agli arresti domiciliari.
Liberata nel 2010, qualche anno dopo venne nominata Segretario di Stato, per poi venire di nuovo arrestata dopo il colpo di Stato militare del Febbraio 2021. Quella dei Karen è una lotta esemplare, dal momento che essi, pur avendo estremo bisogno di fonti di reddito per difendere la propria gente dal tentativo di genocidio condotto nei loro confronti dalla giunta birmana, non si sono mai avvicinati al redditizio commercio della droga.
Va sottolineato che questa regione è tra le principali produttrici di stupefacenti del mondo. Nelle raffinerie e nei laboratori che sorgono nelle zone controllate dal governo vengono prodotte ogni anno tonnellate di eroina e di anfetamina che invadono poi il mercato occidentale. Minacciando la salute e la psiche dei nostri figli.
I Karen, con gli uomini del loro Esercito di Liberazione Nazionale attaccano queste fabbriche di morte, e bloccano i traffici di droga che intercettano nelle aree in cui hanno un certo controllo. La reazione del governo del Myanmar contro questa opposizione al narcotraffico e contro il sacrosanto diritto di autonomia (i Karen sarebbero peraltro pronti a trattare sulla base di un negoziato che preveda una soluzione di tipo federale, e non necessariamente una secessione), si concretizza con una persecuzione crudele nei confronti degli appartenenti a questa minoranza.
Nelle aree della regione Karen, l’esercito attacca i villaggi, uccide gli abitanti, tortura e stupra, requisisce il raccolto e piazza mine antiuomo nei campi, allo scopo di impedire ai contadini di tornare a lavorare.
E’ proprio in queste aree che sorgono le strutture incluse nel “Progetto Cliniche Mobili”, dieci presidi sanitari che garantiscono assistenza medica gratuita ad un bacino di utenza di circa 35.000 persone, tra profughi interni e abitanti di villaggi delle zone di guerra. In ogni clinica lavorano 7 operatori sanitari, i quali, sette giorni su sette e 24h al giorno, prestano cure a chi altrimenti non avrebbe accesso nemmeno ai più elementari servizi medici.
La Federazione Frassati ha affidato all’ente IRSEF – Istituto Ricerche e Studi, uno studio approfondito sulla situazione attuale in Myanmar con particolare riferimento all’emergenza sociale e sanitaria nelle zone interessate dal Progetto.
PARTNER
- LASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO SOL.ID.
- FEDERAZIONE EUROPEA PIER GIORGIO FRASSATI APS-RA












































